lunedì 30 ottobre 2017

Nelle rapide della vita

Non so se hai presenti le rapide. Quelle dei fiumi, nei canyon. C’è chi le affronta per sport, per provare l’adrenalina della discesa, dell’accelerazione.  Ecco, per sentire almeno un po’ quello che sta passando Dafne, dovremmo cercare di andare lì col pensiero, proprio in quel punto preciso in cui il fondo del fiume comincia ad inclinarsi, l’acqua a correre, il rumore a sovrastarti. Se non sei preparato, se solo stai pensando che tutto sta filando liscio, sono veramente cavoli amari.  Cerchiamo d’immaginare lo strattone, la percezione di non poterti fermare, l’acqua che imbarchi. Non riuscire più a vedere oltre gli spruzzi; e la paura blu dei massi, che ti colpiscono ai fianchi, a tradimento.


Il punto di stacco, di avvio della discesa a rotta di collo per Dafne è stata la separazione dal marito: un taglio netto, improvviso. E’ da lì che sono cominciate le difficoltà: le spese da affrontare da sola, la vita da ricostruire, una figlia di mezzo. Lì è partita la corrida con la vita: non sei più una coppia, con due stipendi su cui contare. Sei da sola e d’improvviso non sei più “ceto medio”.

Dafne, addetta in una mensa, non poteva e non può contare su uno stipendio sufficiente a mantenere lei e la figlia. Ma, si sa, le rapide non hanno l’abitudine di mollare troppo presto; e i guai, come si dice, non arrivano mai da soli. Che poi, per Dafne, non si potrebbe nemmeno parlare di guai, perché è davvero un peccato considerare così la nascita di una nipotina, due anni fa. E dunque non più due, ma tre, in casa e i costi di una nuova vita sbilanciano il gommone. E allora, che fare?

Un’amica le consiglia di andare alla Caritas. Mi pare di vederla Dafne che si rigira tra i denti questo boccone per settimane; ingoiare, sputare, non si riesce a decidere. Una strada che non si vorrebbe intraprendere, una porta a cui non si vorrebbe bussare. Vergogna? “Sì, - mi dice lei, senza tanti giri di parole – vergogna. Imbarazzo. La sensazione di aver fatto qualcosa di male. Ma io non ho fatto niente di male. Vero?”.

Poi, un giorno d’autunno, la decisione presa, senza più pensarci, come afferrare un ramo improvvisamente spuntato dal nulla, nella corrente. Si va al Centro d’ascolto, senza appuntamento.  Vada come deve andare. O la va, o è comunque già spaccata. Ma al Centro Dafne viene accolta, senza grandi formalità, ascoltata. Piange.  

Nel giro di un paio di settimane le fanno la proposta di fare la spesa gratuitamente all’Emporio della solidarietà, che neanche immaginava esistesse.

Dafne mi confida che i primi tempi era un po’ in imbarazzo, ma ha trovato persone che l’hanno accolta, sostenuta nelle scelte per gli acquisti: “Qui trovi sempre qualcuno che ti chiede “Ciao, come va, tutto bene?”. “I ragazzi – così chiama i volontari – sono affabili. E simpatici”.

Nella corrente del fiume, che ha rallentato solo un po’, l’Emporio diventa così un punto di riferimento; Dafne ci viene due volte la settimana, con la sua bicicletta, e non è che viva proprio lì a fianco. E al supermercato – quello vero - ci corre solo per colmare qualche buco, se ha finito qualcosa e non se ne è accorta.

Tra qualche mese finirà il suo percorso di un anno all’Emporio; dovrà restituire la tessera a punti.
Ma il suo viaggio nelle rapide, forse, cesserà davvero al prossimo punto di svolta, solo tra un anno: la fine dell’asilo nido per la nipotina. 
Entrate su, o costi giù. Semplice, no?

Sì, semplice. Come pagaiare su un fiume ritornato amico, come lasciarsi andare sul suo letto; come non doversi più svegliare la notte per i pensieri.


Buon viaggio, Dafne.


Oliviero Motta

1 commento:

  1. in questa società italiana dei cd '' per bene '' c'è qualcosa che non funziona.i messicani dicono ''belle strade gente di tutti i tipi - brutte strade brava gente'' - ognuno si fa la sua strada, masticando di tutto.

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