lunedì 2 ottobre 2017

Di che pasta sei fatto?

Di che pasta sei fatto? Qual è il tuo colore? Che animale sei? Chi frequenta le pagine facebook, incappa in almeno due test a settimana che ti promettono di svelare aspetti di te di cui non sei consapevole o di tracciare in quattro e quattr’otto un sommario identikit di personalità. C’è chi si lascia tentare e passa cinque minuti di divertimento, per poi condividere il risultato con i propri amici virtuali. Nei giorni scorsi stavo riflettendo sui nostri recenti appuntamenti con diversi amministratori locali; incontri non casuali, ma che hanno l’obiettivo di socializzare l’apertura di una piccola accoglienza di profughi da parte delle parrocchie locali. Gesto di cortesia istituzionale, si potrebbe definire. Una presentazione doverosa.
Ecco, mi è venuto in mente, ripercorrendoli nella memoria, che queste occasioni rappresentano un efficace test per definire la personalità, qualche volta anche al di là degli orientamenti politici, degli amministratori.


Vuoi sapere di che pasta è fatto il tuo sindaco? Mettilo di fronte a una accoglienza di due ventenni del Mali, e vedrai.
C’è quello cortese, incravattato, che ti aspetta sulla soglia dell’ufficio per offrirti un caffè alla macchinetta; non lo manda a prendere, ma ti ci accompagna proprio e usa la sua chiavetta personale. Poi vi accomodate, ascolta attento e ti fa tutte le domande giuste. Ma nel corso della conversazione ti sibila – sempre con estrema cortesia – che lui farà di tutto per impedirti di aprire l’accoglienza. E giura, sorridente e ringhioso, che per ogni euro speso – dalla parrocchia – per i richiedenti asilo, lui ne toglierà altrettanti alla spesa per i cittadini stranieri residenti.

Iena sorridens, in blazer blu. Vendicativo.

C’è poi chi ti fissa volentieri un appuntamento, anzi ti cerca lui, perché gli è arrivata la storia all’orecchio e vuole capire di più. Poi appena intuisce che la notizia dell’incontro è trapelata alla stampa locale, annulla tutto e non si fa più trovare, neanche dipinto.

Cuor di leone, chissà che faccia ha?
Terzo profilo, quello di chi ti riceve con grande cortesia e poi sta attentissimo a tutto quello che viene raccontato; si capisce che vuole davvero comprendere meglio di cosa si tratti. Quasi alla fine del colloquio ti viene spontaneo chiedere che cosa ne pensi lui, di questa iniziativa. L’unica cosa che esce è la preoccupazione che ci siano altri quattro stranieri (neri) a ciondolare in giro per le strade della cittadina. Di solito a questo punto sono tentato di sfoderare un po’ di domande per capire quale grave minaccia costituiscano quattro giovani a spasso. Ma ci mettiamo – io e i miei colleghi - in modalità rassicurazione, e snoccioliamo tutte le attività in cantiere per prevenire il padre di tutti i vizi. Ci lasciamo con la promessa di collaborare, ovviamente per affrontare eventuali problemi che si dovessero generare. E’ già qualcosa.

Prigioniero delle paure seminate ad arte dai media (troppa tv non fa mai bene).

Infine c’è chi ti invita a venire con i quattro rifugiati e ti riceve nella sala degli stucchi e degli specchi, che è bellissimo vedere i nostri “ospiti” col naso all’insù ad ammirare tanta bellezza. Ascolta e fa domande, come gli altri, ma poi si intrattiene con Iassim e Bekele per capire da dove vengano. Vorrebbe sapere un po’ della loro storia, ma si ferma attento, quando gli facciamo capire che forse non è il caso, così d’emblèe. E al termine ringrazia i nostri quattro perché “ci costringete, con la vostra presenza,  ad aprirci e a mettere in gioco la parte migliore di noi”.
Spettacolare.
Di che pasta sei fatto?
 
Oliviero Motta

2 commenti:

  1. la personalità si intercetta dal linguaggio indipendentemente dal colore politico look stato civile professione ecc...ho incontrato milioni di persone e il primo input viene sempre dalle parole che vengono scelte oltre al tipo di luce che le persone hanno nello sguardo - il resto sono tutte facciate.

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  2. Anonimo10/04/2017

    simpaticamente realistico! :-)
    daniela

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