3 maggio 2017

Tendenze

Li ho incontrati due volte, sempre insieme. Mi par di capire che facciano coppia, nella vita e nella loro avventura professionale, avviata solo qualche mese fa. La prima volta erano in ritardo e hanno bucato la riunione - ma avevano avvisato - e ho fatto la loro conoscenza proprio sul cancello d’uscita, mentre il freddo ci mordeva le gambe.
Mi hanno subito colpito per la grande passione con la quale parlavano della loro associazione, nata pochi mesi fa e già composta da quaranta soci e settantadue volontari. In quell’occasione mi hanno snocciolato i loro obiettivi e il desiderio vivo di dar vita a esperienze di accoglienza che vadano “al di là dell’assistenzialismo tutto italiano” e che si possano porre anche come “occasioni di business”.


Ecco, mi aveva colpito soprattutto questa espressione, diretta, senza giri di parole, politicamente scorretta, se seguiamo un po’ le cronache - quella sociale e quella nera - che hanno come protagonista il terzo settore. Ma la parola business in bocca a loro perdeva oggettivamente quell’aria oscura e ambigua che può assumere quando a pronunciarla sono certi vecchi volponi della cooperazione sociale.

Li ho ritrovati, due mesi dopo, in un incontro più ristretto in cui hanno avuto modo di spiegarci le loro idee e i valori dell’associazione, la quale nel frattempo si sta già trasformando in un’impresa sociale. Come nella prima occasione, è stata Fabrizia a parlare quasi tutto il tempo, con Mauro che faceva da contrappunto qua e là. Lei, gran sorriso, voce roca e ciuffo ingombrante; lui appena un poco più indietro, ma con lo sguardo sempre attento, vagamente adorante.
Il succo del racconto di Fabrizia, costellato da esempi concreti e eventi organizzati di recente, è ben rappresentato sulla loro pagina facebook: “Siamo un’officina di vicinanza. Creiamo occasioni d’incontro, condivisione, accoglienza, solidarietà. Recuperiamo cultura e tradizioni. Generiamo umanità”.

Apprendo che la futura impresa sociale è il frutto dell’impegno di otto neo-laureati con professionalità diverse, che si sono avvicinati attraverso l’esperienza del Pime e la loro frequentazione trans-nazionale. Come molti giovani, infatti, hanno trascorso gli ultimi anni all’estero, in particolare in sud America. E’ qui che si sono addensati sogni comuni e la volontà di darvi sostanza attraverso una società che li tenesse insieme.
Mentre parlano, ammiro la carica con la quale si presentano e mi fa molta tenerezza l’altezza dei traguardi che si pongono. Il primo: dar vita a esperienze di accoglienza di richiedenti asilo che non siano improntati all’assistenza, ma mirino a professionalizzare gli ospiti tramite iniziative produttive che stiano in piedi e producano reddito. Ecco la loro idea di business.

Poi una lunga serie di “co”:  a partire dal co-living e dal co-working. “Due tendenze forti”, chiosa Mauro da dietro gli occhiali. Segue infine una raffica di iniziative, realizzate sperimentalmente su micro-scala: workshop sul riuso per arredare  spazi pubblici – con bancali e copertoni che danno forma e vita ai nuovi ambienti di una biblioteca - cucina partecipata, campagne anti-spreco, laboratori itineranti, artigianato solidale.

Un florilegio d’attività immaginato con energia e progettato con professionalità.
Mentre ancora stanno parlando, mi pare di avere davanti a me la “meglio gioventù” e mi auguro sinceramente che ci sia spazio anche per loro nel lavoro sociale di un futuro non lontano.

Che queste tendenze possano davvero affermare la loro forza. E innovare un terzo settore che giovane, purtroppo, non è più.

Oliviero Motta

3 commenti:

  1. ne vedo anch'io, di gente giovane così. Grazie a Dio. Per quel che posso, do loro fiducia - almeno quella! - e quel supporto (anche solo di indirizzo) che riesco a mettere in campo. Non so se è il mio istinto materno, ma avverto che se scivolano anche loro nella delusione...non ce n'è più per nessuno

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  2. Però noi non siamo ancora scivolati nella delusione ;)

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  3. scegliere certe parole piuttosto che altre fa la differenza persino la parola BUSINESS assume un 'sapore' diverso se il 'contesto delle parole' è pieno di schiettezza.

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