martedì 18 settembre 2012

Chi cerca trova

“Chi cerca, trova”, sentenzia un famoso proverbio. “Cercate e troverete” dice Gesù nel Vangelo. Strano, si può ascoltare e riascoltare una frase e non capirla mai. Non è che non la si capisca fino in fondo, è che non la si comprende proprio per niente. Chi cerca trova mi è sempre sembrata, infatti, un’espressione consolatoria, dal sapore un po’ magico. Della serie “basta darsi da fare e si troverà ciò che si cerca”. Fatalismo. Magia, appunto.
Poi, un giorno, stai cercando una citazione da dedicare a Valeria, che ha concluso il suo percorso in comunità. La cerchi sotto la voce “aspettare”, perché ti ha colpito come Valeria ha vissuto tutto l’ultimo periodo d’attesa, prima di uscire. In travaglio, è ovvio, ma ferma. Forte. Come disse Tino una volta, “Per aspettare ci vuole energia”; aspettare – nel lungo periodo - richiede infatti quello che non sospetti nemmeno, se non ti è capitato: vigore, energia, gagliardia. Le stesse cose che richiede la corsa, lo stare in movimento. Strano anche questo.
Ecco, dicevo: stavo sulla Garzantina a rincorrere le citazioni tra “aspettare” e “attendere”, quando mi sono incasinato con le pagine e ho perso il segno. E la citazione è saltata fuori sotto il termine… “animali”.
E' stato allora che ho capito: il proverbio “chi cerca trova” non ti assicura di scovare magicamente ciò che cerchi, ma ti dice di metterti in moto perché qualcosa troverai. Molto probabilmente non (esattamente) quello che stavi ricercando. Come accade per le piccole-grandi scoperte scientifiche, o geografiche. Conduci un esperimento che in apparenza fallisce, ma t’imbatti nella novità che non cercavi. Parti per le Indie, e scopri l’America.
L’importante è cercare. Alzarsi dal divano e mettersi a caccia. La scelta fondamentale è quella di non stare fermi, ma far crescere la voglia di guardarsi attorno, di curiosare, di coltivare punti di domanda. Che cosa è stato il percorso in comunità, di Valeria come di tutti noi, se non questo?
Ecco allora la citazione. Si tratta di pochi versi di un poeta americano, Walt Whitman:
Penso che potrei andare a vivere con gli animali, sono così placidi e dignitosi,
sto a guardarli a lungo, a lungo.
Non sudano e non piagnucolano sulla loro condizione,
non giacciono svegli nel buio e non piangono sui loro peccati,
non mi danno la nausea discutendo dei loro doveri verso Dio,
nessuno è scontento, nessuno è ridotto alla follia dalla mania di possedere cose,
nessuno s’inchina a un altro, né ai suoi simili vissuti migliaia d’anni fa,
nessuno è rispettabile o infelice su tutta la terra.

Ho letto questi versi come se fossero stati scritti da Valeria. Da Valeria con accanto Nuvola, la gattina che ha abitato per sei mesi nell'appartamento dedicato al reinserimento e che ora vive con lei.

Questa poesia mi é venuta incontro perché cercavo.
Così come tutto quello che oggi è, Valeria lo deve alla sua ricerca di un nuovo equilibrio e di un benessere vero.
Una ricerca testarda, forte. Come lei.

Ogni ospite della comunità, dopo un mese di residenza, costruisce un oggetto che lo rappresenti; l'oggetto viene appeso a un albero di legno in un locale della comunità e rimane lì fin quando il percorso non é terminato. Da quando Valeria ha composto il suo collage sono passati un sacco di settimane, mesi, anni.  Il suo quadro fatto di palloncini e donne che guardano in alto, di pianeti e di arcobaleni, di bicchieri di vino e clown in lacrime è rimasto appeso all’albero nonostante le stagioni. Nonostante gli autunni. E’ restato lì quasi ininterrottamente, simbolo eloquente della sua tenacia. Chi la dura la vince.
Ricordo ancora una delle poche volte in cui è stato staccato dal suo ramo, un gesto forte per chi conosce l’alfabeto della comunità. E’ uno dei primi intensi momenti che ho vissuto qui a Villa Paradiso; tutti in cerchio, su nel salotto del reinserimento, Micaela invita i “ragazzi” a scendere di sotto, per prendere l’oggetto. Al ritorno si ride, perché Silvio ha dovuto staccare di forza anche il chiodo che, testardo, tratteneva il suo disegno; ma subito dopo, quando ciascuno ha in mano il proprio oggetto, siamo sovrastati da ondate di emozioni che si susseguono. I quadri tra le mani scottano, e pesano, perché rappresentano quelle parti di sé che non si vorrebbero, quelle disarmonie e quei problemi con i quali si è arrivati qui. E che ancora si fanno sentire, nonostante i percorsi di cambiamento.

Ora - a due anni di distanza -  tutto è compiuto, si potrebbe dire. Valeria ha lasciato alle sue spalle gli psicofarmaci e l'alcol, la depressione e i tentati suicidi. Non tutto è cambiato, però tantissimo. Ed é’ iniziato per  lei un percorso di vita tutto nuovo, con Nuvola.
Non c’è stata magia e, senza illusioni, non ce ne sarà. Infatti problemi e guai ci rincorreranno ancora, ci verranno incontro – questi sì - anche senza andarli a cercare.

Ma noi sappiamo che Valeria, in questa nuova vita, placida e dignitosa,
non piagnucola sulla sua condizione,
non giace sveglia nel buio e non piange sui suoi peccati,
non è ridotta alla follia dalla mania di possedere cose,
non s’inchina a nessuno, e non è infelice.

Cosa volere di più?

Grazie, Valeria. Buon cammino!


Il ritratto di Nuvola é di Tarcisio Carminati

1 commento:

  1. forse è vero ..c'è qualcosa di magico nel detto 'chi cerca trova',chi cammina veramente poi viene dalla vita 'premiato',chi sa di valere prima o poi trova quel sentiero che fa vedere la vita e gli altri dalla giusta angolazione,con il giusto occhio critico,con la giusta capacità di giudizio.
    auguro a questa donna una vita piena di colore!

    RispondiElimina