15 febbraio 2017

Breaking news

Quante volte ci siamo lamentati perché dai telegiornali e dalla stampa ci piovono addosso solo brutte notizie? Talvolta rimaniamo inchiodati sulla nostra poltrona con un senso d’oppressione, avvertendo di essere stati spettatori passivi di tutto il male che circola nel mondo. Ma, lo sappiamo per esperienza diretta, la realtà che ci circonda è fatta per lo più di cose tutto sommato buone e, non proprio raramente, di opportunità positive. Potremmo dire, con un facile slogan, che le buone notizie esistono, solo che… non fanno notizia. Già, perché sembra proprio che l’incapacità a valorizzare le notizie positive sia una caratteristica congenita del sistema d’informazione mainstream. Questioni, dicono gli esperti, di notiziabilità.

1 febbraio 2017

Zero


Lo zero non è pressoché mai un numero simpatico. “Essere uno zero”, ad esempio, o “stare a zero”, sono espressioni di svalutazione, qualche volta di puro sconforto, di presa d’atto di un forte limite. La stessa cifra acquista invece un significato molto positivo quando ci si trova ad armeggiare con il “numero zero” di un giornale, o di un periodico.  Si tratta allora di assaporare un inizio, l’avvio di un percorso tutto da costruire e da vivere.

19 gennaio 2017

Reciprocità

Avverto con profonda ambivalenza i tentativi di far apparire in una buona luce i rifugiati e i richiedenti asilo. La scorsa estate, ad esempio, sono state molte le occasioni nelle quali si è cercato di mostrare che anch’essi sono in grado di pulire spiagge e strade, cucinare per i piccoli scout, donare il loro pocket-money ai terremotati, approntare spazi per la protezione civile attivata nei paesi colpiti dal sisma. Tutte cose buone, molto buone. Occasioni per far sperimentare l’umanità di queste persone anche a chi non ha l’opportunità di entrare in contatto e in relazione diretta con loro.

17 novembre 2016

In letargo


La mia guida sta brancolando nel buio più pesto. Non è per niente rassicurante. Nessuna luce, niente punti di riferimento,  i cellulari abbandonati poco prudentemente nelle borse.
Pochi passi strascicati e poi il rumore attutito dell’impatto del piede con i gradini. “Ah, ecco, ci siamo”. Per mia fortuna sono solo cinque, poi il battente si apre in una luce soffusa, assai più confortante. In un amen, è il caso di dirlo, siamo passati dal piccolo e malconcio appartamento del piano terra a una sagrestia antica, ammobiliata come dio comanda, con gli armadi in noce fino al soffitto. Nell’aria c’è come una strana sospensione, rafforzata dall’antica insegna che campeggia sulla porta: “Silentium”. Sembra di avvertire le risatine sommesse di schiere di chierichetti che qui si sono cambiati d’abito, sotto l’occhio vigile di quell’imperativo, e dei preti di turno. Nella lunga navata le sedie sono in un ordine silente e tranquillo, quello naturale delle cose. Tutto è al proprio posto, ma senza vita.

27 ottobre 2016

Casa dolce casa

Più della metà delle famiglie nell’area metropolitana milanese è composta da single. Naturalmente dentro questa categoria c’è un po’ di tutto: l’anziano solo, l’uomo o la donna separati, gli eterni fidanzati che “ciascuno a casa propria, che si sta meglio”.  Dorina e Raffaele appartenevano a questa maggioranza, fino a poco tempo fa. Ormai decisamente più che trentenni, me li immagino condurre una vita tranquilla: ciascuno con la propria casetta, il mutuo da rimborsare, un lavoro che dà da vivere, una buona rete di rapporti sociali sviluppata nei piccoli centri della bassa.

7 ottobre 2016

Together is better


Quando si dice che “insieme è meglio”, il rischio della vuota retorica è davvero dietro l’angolo. Slogan buono un po’ per tutte le occasioni, magari solo per illuminare la parte piena del bicchiere che, comunque vada, c’è quasi sempre. Eppure ci sono delle circostanze e delle occasioni nelle quali puoi sentire davvero che non solo è possibile mettersi insieme, ma che così facendo riesci a mettere in sinergia, appunto, le parti migliori di ciascuno.

15 settembre 2016

Ai box

I
l corsello dei box, soprattutto nei complessi di grandi dimensioni, può diventare il luogo più significativo dei ritmi e delle dinamiche della vita condominiale. E’ la terra di nessuno nella quale inevitabilmente il nostro privato lampeggia e si affaccia su quello degli altri; in cui talvolta maturano furiosi litigi per parcheggi abusivi o per attività non consentite dal regolamento. Ma al contempo, è la terra di mezzo in cui scopriamo con stupore, all’esordio della bella stagione, quanto siano cresciuti i figli dei vicini; e può essere il luogo dell’incontro, se solo ci concediamo qualche minuto in più. Proprio come stasera, quando dalla porta dirimpetto alla mia spuntano Gilberto e Ada.

26 agosto 2016

Border line

Anche questa mattina è al suo posto, sulle panchine nella grande hall del supermercato. Di solito scruta tutti i clienti in arrivo, con lo sguardo indolente di una guardia giurata; ma la scorsa notte la pioggia deve aver fatto troppo rumore. E allora adesso dorme, sereno, con la testa reclinata sulla mano destra. Come se fosse a casa propria.

E in effetti è un po’ la sua casa, questo superstore: Sergio infatti passa qui quasi tutta la sua giornata, il primo a entrare e l’ultimo ad andarsene. Impossibile non notarlo.