16 marzo 2017

A bordo ring


Il salone è molto ampio, a occhio e croce un antico fienile ristrutturato per fungere da sala della comunità. Insomma, questa sera c’è posto per tutti. In programma l’incontro dei fedeli della parrocchia per illustrare il progetto di accoglienza di richiedenti asilo che il parroco e il consiglio pastorale hanno deciso di realizzare. Ci capita spesso, in questi mesi. Io e Luca cominciamo ad assomigliare a una compagnia di giro; il programma in cartellone è infatti più o meno sempre lo stesso: cause e morfologia delle migrazioni, politiche e sistemi d’accoglienza in Italia, la proposta dell’accoglienza diffusa di Caritas, aspetti pratici e organizzativi. Poi dibattito e domande di chiarimento; via libera anche ai dubbi e alle incertezze che queste proposte generano pur nel vivo degli ambienti ecclesiali. Perché ci sono, eccome, le paure e le perplessità. Anche se l’invito ad aprire le porte è disceso direttamente dal Papa.

3 marzo 2017

Invidie


Certe volte la vita è davvero beffarda. Si diverte a creare circostanze paradossali, nelle quali rimani incastrato e sembra che non ci sia nulla da fare. E allora finisce che prendi di mira il primo vetro che hai a portata. E lo butti giù a testate.
Prendi ad esempio Kofi, finito in Italia da qualche mese, accolto nelle strutture per richiedenti asilo: prima in un centro di medie dimensioni, da qualche mese in un appartamento per l’accoglienza diffusa insieme ad altri tre coetanei. Il percorso è comune a quello di decine di migliaia di giovani africani che in questi anni sono approdati qui dai Paesi del nord e del centro africa. I motivi del viaggio sono i più diversi, la molla che lo fa scattare varia da persona a persona, ma le tappe sono comuni: il disagio, la speranza, il rischio del viaggio e della traversata; la lunga attesa che la tua domanda di protezione internazionale faccia il suo percorso – lento e accidentato - lungo tutto il sentiero burocratico. Un iter che, al di là del vocabolo latino, assomiglia davvero tanto a una strada africana nella stagione delle piogge: fango, pozzanghere, profondi solchi di pneumatici. Lentezza.

23 febbraio 2017

Laboratori di comunità

Oggi non c’era posto in nessuna delle sale e salette del centro civico. Ci sono giorni in cui non passa quasi nessuno, e ti assalgono i dubbi più scomodi sull’effettiva utilità di questo posto; poi, come d’incanto, spuntano pomeriggi così, nei quali non c’è un buco libero e tutto pare spumeggiare vitalità e socialità. Inutile dire che preferisco questi ultimi.

Beh, insomma, per farla breve dobbiamo chiedere al custode di aprirci la grande sala cinema-teatro proprio qui a fianco, decisamente sproporzionata per una riunione di una decina di persone. Ma tant’è.

15 febbraio 2017

Breaking news

Quante volte ci siamo lamentati perché dai telegiornali e dalla stampa ci piovono addosso solo brutte notizie? Talvolta rimaniamo inchiodati sulla nostra poltrona con un senso d’oppressione, avvertendo di essere stati spettatori passivi di tutto il male che circola nel mondo. Ma, lo sappiamo per esperienza diretta, la realtà che ci circonda è fatta per lo più di cose tutto sommato buone e, non proprio raramente, di opportunità positive. Potremmo dire, con un facile slogan, che le buone notizie esistono, solo che… non fanno notizia. Già, perché sembra proprio che l’incapacità a valorizzare le notizie positive sia una caratteristica congenita del sistema d’informazione mainstream. Questioni, dicono gli esperti, di notiziabilità.

1 febbraio 2017

Zero


Lo zero non è pressoché mai un numero simpatico. “Essere uno zero”, ad esempio, o “stare a zero”, sono espressioni di svalutazione, qualche volta di puro sconforto, di presa d’atto di un forte limite. La stessa cifra acquista invece un significato molto positivo quando ci si trova ad armeggiare con il “numero zero” di un giornale, o di un periodico.  Si tratta allora di assaporare un inizio, l’avvio di un percorso tutto da costruire e da vivere.

19 gennaio 2017

Reciprocità

Avverto con profonda ambivalenza i tentativi di far apparire in una buona luce i rifugiati e i richiedenti asilo. La scorsa estate, ad esempio, sono state molte le occasioni nelle quali si è cercato di mostrare che anch’essi sono in grado di pulire spiagge e strade, cucinare per i piccoli scout, donare il loro pocket-money ai terremotati, approntare spazi per la protezione civile attivata nei paesi colpiti dal sisma. Tutte cose buone, molto buone. Occasioni per far sperimentare l’umanità di queste persone anche a chi non ha l’opportunità di entrare in contatto e in relazione diretta con loro.

17 novembre 2016

In letargo


La mia guida sta brancolando nel buio più pesto. Non è per niente rassicurante. Nessuna luce, niente punti di riferimento,  i cellulari abbandonati poco prudentemente nelle borse.
Pochi passi strascicati e poi il rumore attutito dell’impatto del piede con i gradini. “Ah, ecco, ci siamo”. Per mia fortuna sono solo cinque, poi il battente si apre in una luce soffusa, assai più confortante. In un amen, è il caso di dirlo, siamo passati dal piccolo e malconcio appartamento del piano terra a una sagrestia antica, ammobiliata come dio comanda, con gli armadi in noce fino al soffitto. Nell’aria c’è come una strana sospensione, rafforzata dall’antica insegna che campeggia sulla porta: “Silentium”. Sembra di avvertire le risatine sommesse di schiere di chierichetti che qui si sono cambiati d’abito, sotto l’occhio vigile di quell’imperativo, e dei preti di turno. Nella lunga navata le sedie sono in un ordine silente e tranquillo, quello naturale delle cose. Tutto è al proprio posto, ma senza vita.

27 ottobre 2016

Casa dolce casa

Più della metà delle famiglie nell’area metropolitana milanese è composta da single. Naturalmente dentro questa categoria c’è un po’ di tutto: l’anziano solo, l’uomo o la donna separati, gli eterni fidanzati che “ciascuno a casa propria, che si sta meglio”.  Dorina e Raffaele appartenevano a questa maggioranza, fino a poco tempo fa. Ormai decisamente più che trentenni, me li immagino condurre una vita tranquilla: ciascuno con la propria casetta, il mutuo da rimborsare, un lavoro che dà da vivere, una buona rete di rapporti sociali sviluppata nei piccoli centri della bassa.