3 maggio 2017

Tendenze

Li ho incontrati due volte, sempre insieme. Mi par di capire che facciano coppia, nella vita e nella loro avventura professionale, avviata solo qualche mese fa. La prima volta erano in ritardo e hanno bucato la riunione - ma avevano avvisato - e ho fatto la loro conoscenza proprio sul cancello d’uscita, mentre il freddo ci mordeva le gambe.
Mi hanno subito colpito per la grande passione con la quale parlavano della loro associazione, nata pochi mesi fa e già composta da quaranta soci e settantadue volontari. In quell’occasione mi hanno snocciolato i loro obiettivi e il desiderio vivo di dar vita a esperienze di accoglienza che vadano “al di là dell’assistenzialismo tutto italiano” e che si possano porre anche come “occasioni di business”.

11 aprile 2017

Poi vennero gli italiani

L’altra sera, con un gruppo di associazioni cittadine, abbiamo presentato il libro di Mattia Civico “Badheea – Dalla Siria in Italia con il corridoio umanitario”. Insieme all’autore, a riflettere insieme sulla realtà dei profughi siriani e sullo strumento dei corridoi, anche Fabio Corazzina di Pax Christi e Stefano Pasta della Comunità di Sant’Egidio.
Chi è Badheea? E’ una donna siriana, vedova, madre di nove figli e nonna di venti nipoti, costretta a scappare dalla guerra che ha sconvolto la sua città, Homs, nel nord del Paese. Scappa perché “non volevamo ammazzare né volevamo essere ammazzati”, ma si ritrova in un campo profughi del Libano, senza prospettive di ritorno in patria, perseguitata dalle autorità libanesi che guardano di pessimo occhio il milione e mezzo di profughi siriani accampati in ogni dove nella terra dei cedri.

4 aprile 2017

Cercando i pelati


C’è un aspetto che talvolta si dimentica, quando si pensa ai servizi di assistenza. Eppure è l’elemento senza il quale tutto diventa meno sensato; utile, ma senza sugo. Sono le relazioni sociali, i legami di prossimità che possiamo generare intenzionalmente quando animiamo un luogo che “eroga” prestazioni e servizi assistenziali. Sì, ovvio, se ci si pensa sopra un attimo. Ma non così scontato quando, nei fatti, si viene trascinati dalla quotidianità, quando le prassi si induriscono in procedure, quando il numero costringe a lavorare in serie. Conosco mense per i poveri che sono delle catene di montaggio, nelle quali l’operatività, la prestazionalità ha prevalso sullo spazio della relazione vera, mangiandosi il tempo e la pazienza che invece sarebbero necessarie. Conosco pure storici volontari che covano ormai un sordo disprezzo nei confronti delle persone alle quali si dedicano.

16 marzo 2017

A bordo ring


Il salone è molto ampio, a occhio e croce un antico fienile ristrutturato per fungere da sala della comunità. Insomma, questa sera c’è posto per tutti. In programma l’incontro dei fedeli della parrocchia per illustrare il progetto di accoglienza di richiedenti asilo che il parroco e il consiglio pastorale hanno deciso di realizzare. Ci capita spesso, in questi mesi. Io e Luca cominciamo ad assomigliare a una compagnia di giro; il programma in cartellone è infatti più o meno sempre lo stesso: cause e morfologia delle migrazioni, politiche e sistemi d’accoglienza in Italia, la proposta dell’accoglienza diffusa di Caritas, aspetti pratici e organizzativi. Poi dibattito e domande di chiarimento; via libera anche ai dubbi e alle incertezze che queste proposte generano pur nel vivo degli ambienti ecclesiali. Perché ci sono, eccome, le paure e le perplessità. Anche se l’invito ad aprire le porte è disceso direttamente dal Papa.

3 marzo 2017

Invidie


Certe volte la vita è davvero beffarda. Si diverte a creare circostanze paradossali, nelle quali rimani incastrato e sembra che non ci sia nulla da fare. E allora finisce che prendi di mira il primo vetro che hai a portata. E lo butti giù a testate.
Prendi ad esempio Kofi, finito in Italia da qualche mese, accolto nelle strutture per richiedenti asilo: prima in un centro di medie dimensioni, da qualche mese in un appartamento per l’accoglienza diffusa insieme ad altri tre coetanei. Il percorso è comune a quello di decine di migliaia di giovani africani che in questi anni sono approdati qui dai Paesi del nord e del centro africa. I motivi del viaggio sono i più diversi, la molla che lo fa scattare varia da persona a persona, ma le tappe sono comuni: il disagio, la speranza, il rischio del viaggio e della traversata; la lunga attesa che la tua domanda di protezione internazionale faccia il suo percorso – lento e accidentato - lungo tutto il sentiero burocratico. Un iter che, al di là del vocabolo latino, assomiglia davvero tanto a una strada africana nella stagione delle piogge: fango, pozzanghere, profondi solchi di pneumatici. Lentezza.

23 febbraio 2017

Laboratori di comunità

Oggi non c’era posto in nessuna delle sale e salette del centro civico. Ci sono giorni in cui non passa quasi nessuno, e ti assalgono i dubbi più scomodi sull’effettiva utilità di questo posto; poi, come d’incanto, spuntano pomeriggi così, nei quali non c’è un buco libero e tutto pare spumeggiare vitalità e socialità. Inutile dire che preferisco questi ultimi.

Beh, insomma, per farla breve dobbiamo chiedere al custode di aprirci la grande sala cinema-teatro proprio qui a fianco, decisamente sproporzionata per una riunione di una decina di persone. Ma tant’è.

15 febbraio 2017

Breaking news

Quante volte ci siamo lamentati perché dai telegiornali e dalla stampa ci piovono addosso solo brutte notizie? Talvolta rimaniamo inchiodati sulla nostra poltrona con un senso d’oppressione, avvertendo di essere stati spettatori passivi di tutto il male che circola nel mondo. Ma, lo sappiamo per esperienza diretta, la realtà che ci circonda è fatta per lo più di cose tutto sommato buone e, non proprio raramente, di opportunità positive. Potremmo dire, con un facile slogan, che le buone notizie esistono, solo che… non fanno notizia. Già, perché sembra proprio che l’incapacità a valorizzare le notizie positive sia una caratteristica congenita del sistema d’informazione mainstream. Questioni, dicono gli esperti, di notiziabilità.

1 febbraio 2017

Zero


Lo zero non è pressoché mai un numero simpatico. “Essere uno zero”, ad esempio, o “stare a zero”, sono espressioni di svalutazione, qualche volta di puro sconforto, di presa d’atto di un forte limite. La stessa cifra acquista invece un significato molto positivo quando ci si trova ad armeggiare con il “numero zero” di un giornale, o di un periodico.  Si tratta allora di assaporare un inizio, l’avvio di un percorso tutto da costruire e da vivere.