venerdì 15 settembre 2017

Col cerino in mano

“Pizza?”. Di solito ci si dà appuntamento con un sms così, al volo. Niente saluti, pochi convenevoli, un invito diretto da cogliere subito per fissare un appuntamento a pranzo, da lì a pochi giorni. Le pizze con Patrizia sono un appuntamento periodico che ridà tono alla mia vita, un’oasi di pace in cui incontrare un’amica intelligente, appassionata, dotata di una rara capacità di cogliere e raccontare l’umanità di tutti noi. Quasi sempre avverto che il suo punto di vista, l’angolo dal quale Patrizia guarda il mondo, è un po’ anche il mio. Angolo acuto.

giovedì 7 settembre 2017

Di fronte all'acquario

La tecnica adottata, manco a dirlo, ha un nome inglese: fish-bowl. In italiano: l’acquario. La si adotta quando a discutere di un argomento si trovano tante persone e non è possibile far intervenire direttamente tutte. In pratica, con le sedie si compongono una serie più o meno numerosa di cerchi concentrici, all’interno dei quali si colloca il circolo ristretto (tre, quattro sedie) in cui prendono posto il moderatore del dibattito e i relatori invitati a parlare. A turno una parte del pubblico può accedere al cerchio ristretto e prendere parola. Si crea così un confronto diffuso, senza però che ci sia una sequela interminabile, e noiosa, di interventi. Naturalmente l’acquario – si sta tutti intorno ad osservare e ascoltare chi ha diritto di parola – funziona quanto più chi modera è in grado di animare il confronto, sottolineare aspetti di interesse generale, porre domande e questioni per scavare dentro gli argomenti proposti.

venerdì 1 settembre 2017

Horror vacui

Cosa riempie la vita di un essere umano? E quale unità di misura siamo in grado di utilizzare per farcene un’idea? Noi occidentali, d’acchito, tendiamo sovente ad usare il metro della giornata: giornata colma uguale vita piena. Se vediamo uno che corre come un forsennato tra un impegno e l’altro, se registriamo l’affanno di tenere insieme diversi pezzi, allora tendiamo a pensare che quella sia una vita piena. Faticosa, certo, ma piena. Razionalmente sappiamo che non è così, l’esperienza diretta ci dice che non c’è immediata corrispondenza tra lo spazio-tempo occupato dalle faccende quotidiane e la pienezza – di senso – di un’esistenza. Ma con gli altri, quelli che scorgiamo da fuori, funziona spesso così. E altrettanto spesso, a questo riflesso condizionato corrisponde una catena di pre-giudizi contraddittori tra di loro: invidie sociali, inappellabili condanne. 

venerdì 14 luglio 2017

Storytelling

Tra Scilla e Cariddi. Come fai, sbagli. E’ questa la sensazione che quasi sempre ci portiamo a casa quando parliamo del nostro lavoro di accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Non che questo ci faccia sorgere dubbi particolari o cambi di un millimetro il nostro modo di lavorare, intendiamoci. Quello che è difficile costruire è invece lo storytelling, il pubblico racconto del nostro lavoro quotidiano: un’attività fondamentale per promuovere la cultura della giusta accoglienza - e fin qui ci siamo - che tuttavia si rivela sempre difficile e complessa. Questione di calibro, di equilibrio da trovare per esprimere anche attraverso le parole quel difficile equilibrio tra opposti che, in fondo, è il nostro lavoro di educatori e operatori dell’accoglienza.

giovedì 29 giugno 2017

Sconfinati

Davanti a loro, in ordine sparso, una tenda di quelle che si montano in un amen, un fornelletto da campo, una borsa sportiva, un salvagente arancione. Tutto qui. E, per sostenere il racconto, una presa da 220w e un telo da proiezione su cui far scorrere le immagini girate durante una missione sulla rotta balcanica. Sergio Malacrida e Alessandro Comino non hanno bisogno di effetti speciali per dare vita a questa serata sospesa tra teatro, racconto e reportage. Una serata di spettacolo e condivisione che vale la pena vedere una volta, per toccare da vicino e, soprattutto, farsi toccare dalle dinamiche del mondo, quelle che portano la gente a muoversi, a lasciare il proprio Paese.

venerdì 16 giugno 2017

Intercessione

Ci sto riflettendo sopra da un po’, perché mi sembra una chiave di lettura di molte situazioni e circostanze differenti tra loro. In sintesi, suona così: l’educatore, e più in generale l’operatore sociale, è sempre di più chiamato a mettersi in mezzo, a occupare una posizione mediana tra forze opposte e poco conciliabili. E’ ancora un concetto vago nella mia mente, un po’ nebbioso; ma ho ritrovato una riflessione di Carlo Maria Martini che può esprimere in modo molto efficace questa percezione.

mercoledì 7 giugno 2017

Tommy e gli altri


Terminati i titoli di coda, ti rimane dentro un turbinio di sentimenti che fanno a botte tra loro. Si azzuffano confusi e incarogniti. Perché tutto si può dire di “Tommy e gli altri”, il film realizzato dal giornalista Gianluca Nicoletti, tranne che non sia un bel pugno nello stomaco. Nella pancia dello spettatore, ma soprattutto in quella del nostro Paese, familista e improvvisatore.

domenica 28 maggio 2017

Ma ce la fai?

L’idea è circolata per un po’ sotto traccia: dotarci di uno strumento – un questionario? un test? – per misurare la vulnerabilità che ciascuno di noi, chi più chi meno, sperimenta nella propria vita quotidiana. Parliamo di quella fragilità sociale che porta molte famiglie e individui a scivolare, da una vita compensata e regolare, verso la precarietà e infine nella condizione di povertà. Spesso a innescare questa discesa, più o meno rapida, è uno dei life events che possono piombare tra capo e collo: la perdita del lavoro, una malattia, l’appesantirsi dei carichi di cura in famiglia, la separazione della coppia. Ma gli eventi della vita possono colpire ancora più duramente quando la nostra rete sociale è debole, senza sostanza; quando attorno a noi si fa il vuoto di relazione, ecco che siamo molto più vulnerabili: domandare diventa un peso, il pudore e la vergogna rischiano di prevalere e di paralizzare le nostre residue energie.