17 novembre 2016

In letargo


La mia guida sta brancolando nel buio più pesto. Non è per niente rassicurante. Nessuna luce, niente punti di riferimento,  i cellulari abbandonati poco prudentemente nelle borse.
Pochi passi strascicati e poi il rumore attutito dell’impatto del piede con i gradini. “Ah, ecco, ci siamo”. Per mia fortuna sono solo cinque, poi il battente si apre in una luce soffusa, assai più confortante. In un amen, è il caso di dirlo, siamo passati dal piccolo e malconcio appartamento del piano terra a una sagrestia antica, ammobiliata come dio comanda, con gli armadi in noce fino al soffitto. Nell’aria c’è come una strana sospensione, rafforzata dall’antica insegna che campeggia sulla porta: “Silentium”. Sembra di avvertire le risatine sommesse di schiere di chierichetti che qui si sono cambiati d’abito, sotto l’occhio vigile di quell’imperativo, e dei preti di turno. Nella lunga navata le sedie sono in un ordine silente e tranquillo, quello naturale delle cose. Tutto è al proprio posto, ma senza vita.

27 ottobre 2016

Casa dolce casa

Più della metà delle famiglie nell’area metropolitana milanese è composta da single. Naturalmente dentro questa categoria c’è un po’ di tutto: l’anziano solo, l’uomo o la donna separati, gli eterni fidanzati che “ciascuno a casa propria, che si sta meglio”.  Dorina e Raffaele appartenevano a questa maggioranza, fino a poco tempo fa. Ormai decisamente più che trentenni, me li immagino condurre una vita tranquilla: ciascuno con la propria casetta, il mutuo da rimborsare, un lavoro che dà da vivere, una buona rete di rapporti sociali sviluppata nei piccoli centri della bassa. Due vite come tante altre, che a un certo punto si incontrano e si uniscono: le prime frequentazioni, poi un legame più impegnativo, fino a maturare la decisione di andare ad abitare insieme. Mi immagino anche le dinamiche del grande interrogativo, “andiamo a vivere da me o da te?”, sciolto da qualche variabile molto concreta che avrà inciso più di altre: la distanza dai luoghi di lavoro, ad esempio, o i genitori a portata di mano, o la superficie calpestabile dell’appartamento.

7 ottobre 2016

Together is better


Quando si dice che “insieme è meglio”, il rischio della vuota retorica è davvero dietro l’angolo. Slogan buono un po’ per tutte le occasioni, magari solo per illuminare la parte piena del bicchiere che, comunque vada, c’è quasi sempre. Eppure ci sono delle circostanze e delle occasioni nelle quali puoi sentire davvero che non solo è possibile mettersi insieme, ma che così facendo riesci a mettere in sinergia, appunto, le parti migliori di ciascuno. E’ un po’ quello che percepisco in queste settimane di intenso lavoro per aprire un Emporio solidale in una cittadina poco distante da dove vivo. Non conosco con precisione la realtà quotidiana di quelle comunità – religiose e civili – per cui devo per forza di cose affidarmi a tanti soggetti sociali diversi in grado di “metterci” quello che altri non possono o non riescono. E così cooperazione sociale, volontariato, enti locali, azienda speciale dei Comuni e parrocchie, ciascuno per la sua parte, mette a disposizione le proprie energie e il proprio particolare punto di vista.

15 settembre 2016

Ai box

I
l corsello dei box, soprattutto nei complessi di grandi dimensioni, può diventare il luogo più significativo dei ritmi e delle dinamiche della vita condominiale. E’ la terra di nessuno nella quale inevitabilmente il nostro privato lampeggia e si affaccia su quello degli altri; in cui talvolta maturano furiosi litigi per parcheggi abusivi o per attività non consentite dal regolamento. Ma al contempo, è la terra di mezzo in cui scopriamo con stupore, all’esordio della bella stagione, quanto siano cresciuti i figli dei vicini; e può essere il luogo dell’incontro, se solo ci concediamo qualche minuto in più. Proprio come stasera, quando dalla porta dirimpetto alla mia spuntano Gilberto e Ada.

26 agosto 2016

Border line

Anche questa mattina è al suo posto, sulle panchine nella grande hall del supermercato. Di solito scruta tutti i clienti in arrivo, con lo sguardo indolente di una guardia giurata; ma la scorsa notte la pioggia deve aver fatto troppo rumore. E allora adesso dorme, sereno, con la testa reclinata sulla mano destra. Come se fosse a casa propria.

E in effetti è un po’ la sua casa, questo superstore: Sergio infatti passa qui quasi tutta la sua giornata, il primo a entrare e l’ultimo ad andarsene. Impossibile non notarlo.

27 luglio 2016

Super Sprar


Possono passare quindici anni senza che quasi nessuno si occupi di te. Sì, insomma, nessuna richiesta per un’intervista, solo fugaci e periferiche comparse sulla stampa locale per qualche iniziativa altrettanto locale e puntuale. Poi, un giorno, si fa vivo un videomaker disponibile a produrre gratuitamente un video sull’esperienza che stai conducendo.
Perché No? Quale migliore occasione per celebrare i primi tre lustri del progetto Sprar? Così nasce, quasi per caso, “Vicini di casa venuti da lontano”, il corto che ha segnato il record di visualizzazioni sulla pagina facebook della cooperativa sociale che gestisce il centro. Un cortometraggio molto semplice, ma decisamente efficace nel rappresentare il clima, gli obiettivi e soprattutto le vicende che s’intrecciano in un centro d’accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo della provincia di Varese. In sette minuti  scorrono le immagini della quotidianità: il risveglio mattutino, il corso d’italiano, il pranzo insieme.

5 luglio 2016

Piccola lezione di idraulica


San Martino spunta ovunque. Letteralmente. E’ il santo patrono della parrocchia e della piccola città, a lui è intitolata la piazza principale e una Fiera che si svolge da quel dì: "Ivi si fa fiera il giorno di San Martino di ogni sorta de merci et robba cibaria ogni anno”, recita una fonte del 1680.
E infatti eccolo anche qui, in un bellissimo e vasto bassorilievo in cotto, proprio sopra quella che una volta era la porta d’accesso dell’antica cascina. Oggi le trasformazioni urbanistiche hanno relegato quest’opera d’arte sul retro del fabbricato e in macchina non ci puoi arrivare; è una visione riservata a chi, a piedi, riprende la strada vicinale sterrata. Giri l’angolo e ti sovrasta la classica iconografia: il santo soldato a cavallo, con la spada sguainata che pare travolgere il povero mendicante steso per terra. E invece l’arma serve a tagliare a metà il mantello. E a cambiare vita.

13 giugno 2016

Posare la pietra


Mi piace utilizzare i social network per seguire, da lontano, il cammino di molte persone che ho conosciuto come “utenti” della comunità terapeutica. E’ bello vedere quanto siano ormai distanti dagli individui che erano un tempo, oppressi da alcol e/o tossico-dipendenze; tornano fuori interessi personali, passioni, impegni professionali. Fioriscono nuove amicizie e nuovi amori. Facebook, da questo punto di vista, è micidiale: basta una foto con il nuovo compagno (o compagna) di vita e ti ritrovi a pensare a quanto lungo e difficile sia stato il lavorio che ciascuno ha dovuto fare su di sé. Nel giro di pochi secondi puoi rivederti davanti agli occhi il “film” girato in comunità: gli alti e i bassi, le resistenze, i traguardi, le relazioni profonde che la coabitazione – e la condivisione – riescono a generare.